Il filo diretto tra mitologia e api – La Grecia – Le Trie
Bentrovati Sapienti, oggi il nostro viaggio partirà dal monte Parnaso, nella Grecia centrale. La sua presenza domina e sovrasta la città di Delfi. Il Parnaso era consacrato ad Apollo, il dio del sole e della preveggenza. Su questo monte vivevano le Trie, tre sorelle vergini con poteri speciali. I loro nomi, Melaina (la Nera), Kleodora (la Celebre) e Daphne (l’Alloro), suggeriscono la connessione profonda con gli elementi della terra e della vegetazione. Cosa che non ci deve stupire, la mitologia serviva a giustificare ciò che all’epoca non aveva una spiegazione razionale. Venivano descritte come donne con ali cosparse di polline bianco, i capelli disseminati di polvere dorata, del tutto simili a grandi api antropomorfe. Le Trie, figure enigmatiche e arcaiche, incarnano il legame fortissimo tra l’ape e l’abilità profetica. Queste ninfe erano le detentrici di una forma di divinazione eccezionale e “materica”.
Secondo il mito, Apollo (signore assoluto della veggenza), apprese da loro questa arte mentre era ancora un giovane pastore. Il dio del sole concesse poi ad Ermes (il messaggero degli dei) il privilegio di consultare le Trie poiché desiderava conoscere il futuro, affidandolo alla loro protezione. Questo ci aiuta a comprendere il rispetto che i greci avevano per questo insetto. Credevano che le api e la loro sapienza fossero addirittura antecedenti all’avvento degli dei dell’Olimpo e che il miele non fosse solo un alimento ma una sostanza in grado di aprire la mente e favorire la connessione tra i mortali e le divinità.

Abbiamo scoperto che le Trie erano ninfe capaci di preveggenza. Le loro visioni non erano però costanti ma provocate da una circostanza ben precisa. I testi antichi ci dicono che queste ninfe mangiando il miele fresco del Parnaso, iniziavano a dire il vero. Per le Trie, il miele non era solo nutrimento, ma il carburante stesso della visione. Senza di esso “vibravano” in modo confuso, proprio come fanno in apparenza le api, incapaci di trasmettere i messaggi divini. Il mito, come accade spesso, contiene un fondo di verità. Pare che il miele raccolto sul Parnaso contenesse abbondante nettare di rododendro. Questa pianta produce la grayanotossina, una tossina capace di effetti allucinogeni.
C’è un altro alimento che viene spesso associato nella storia dell’umanità alla capacità di alterare la percezione della realtà: il vino. Possiamo per un istante fare un parallelo affascinante tra il miele e il vino. Mentre il vino induce un’alterazione spesso distruttiva, confusionaria (associata a Dioniso, dio dell’ebbrezza, del teatro dove tutto è finzione), il miele induce invece una veggenza profetica lucida. I motivi per i quali le api erano associate ad esseri tanto potenti come le Trie erano molteplici. Rispecchiavano moltissime virtù. L’ape era ritenuto l’unico animale la cui purezza era indiscussa. L’ape volando tra i fiori (terra) e il cielo (aria) e vivendo in cavità rocciose o tronchi cavi (inferi) rappresentava la messaggera tra i vivi e i morti. I greci credevano inoltre che le api non si accoppiassero, ma raccogliessero la prole dai fiori. Questo conferiva la purezza della verginità alle Trie. L’alveare, infine, era visto come un modello di Stato perfetto, governato da leggi divine.
Una curiosità: il nome “Tria” indica nella mitologia greca anche un metodo specifico di divinazione attraverso l’uso dei sassolini (thriai). Questi venivano gettati in un’urna o su una superficie piana per interpretare la volontà degli dèi. Si pensa che questo metodo fosse il precursore della divinazione di Delfi dove risiedeva l’oracolo forse più celebre di tutta la letteratura umana. Le api, con il loro movimento erratico ma con un preciso fine che sfugge alla comprensione umana, ricordavano il modo in cui i sassolini saltellano quando vengono lanciati. C’è un ritmo, una danza, che solo chi è “istruito dalle api” può decifrare. Legando le api alla profezia, i greci riconoscevano che la verità e la capacità di entrare in contatto con il divino sono dolci come il miele ma estremamente difficili da ottenere, richiedono un duro lavoro, perpetuo e instancabile e, soprattutto, una connessione profonda con il mondo naturale. Le Trie ci ricordano che, per ascoltare il futuro, a volte bisogna soltanto saper ascoltare il ronzio del presente.
Alla prossima puntata!


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[…] Prima di tutto la purezza assoluta: come accennato nella nostra precedente trattazione delle Trie, si credeva che le api non si riproducessero per via sessuale ma che raccogliessero i loro piccoli […]