Il filo diretto tra mitologia e api – L’Egitto – Le lacrime di Ra (parte 2)

Bentornati Sapienti! Nell’ultimo articolo avevamo iniziato ad esplorare il rapporto che gli antichi egizi avevano con le api. Il mito le vuole generate addirittura dalle lacrime del più potente degli dei: Ra! Ora vediamo chi e come si prendeva cura di questi animali sacri.

L’Apicoltura Sacra: I Custodi delle Lacrime divine

Dato il carattere sacro dell’animale, l’apicoltura nell’antico Egitto non era una semplice attività agricola, ma una vera e propria estensione del culto solare. Gli apicoltori del Nilo furono non solo tra i primi nella storia ad allevare questi animali ma anche a praticare l’apicoltura nomade su scala industriale.

Gli Alveari di Fango e il Viaggio sul Nilo

Le api egiziane (Apis mellifera lamarckii, una sottospecie differente dalla nostra italiana che è l’Apis mellifera ligustica) venivano allevate in tubi cilindrici fatti di fango essiccato e paglia, impilati gli uni sugli altri in enormi strutture che potevano ospitare milioni di insetti.

Per massimizzare la produzione e seguire la fioritura delle piante, gli apicoltori caricavano questi alveari di fango su grandi barche e risalivano il Nilo. Questo viaggio fluviale imitava, in modo suggestivo, il viaggio della barca solare di Ra attraverso il cielo. Le api venivano portate laddove la terra era stata appena fecondata dall’inondazione del Nilo, trasformando il nettare dei fiori freschi nel miele di Ra.

Molti dei più grandi centri di produzione di miele erano gestiti direttamente dai templi, in particolare dal grande tempio di Ra a Heliopolis e dal tempio solare di Nyuserra ad Abu Gurab (V Dinastia). Nei bassorilievi di quest’ultimo tempio, troviamo le più antiche rappresentazioni dettagliate della raccolta, della filtrazione e della conservazione del miele. I lavoratori che maneggiavano le api operavano spesso sotto la supervisione di sacerdoti, poiché estrarre il miele significava, a tutti gli effetti, maneggiare la sostanza divina nata dagli occhi del dio.

Il Miele e la Cera nei Rituali e nella Magia

Se l’ape era il messaggero di Ra, i prodotti del suo alveare erano intrisi di una potenza magica senza eguali. Il miele e la cera d’api non erano beni di consumo comune, ma sostanze preziose riservate alla medicina, alla cosmesi reale, all’offerta votiva e, addirittura, all’imbalsamazione. Nelle cerimonie quotidiane nei templi, i sacerdoti lavavano, vestivano e nutrivano le statue degli dei. Il miele era l’offerta d’elezione per placare le divinità e nutrirle con la purezza del sole. Nei testi delle piramidi e nei rilievi dei templi di Luxor e Karnak, si vedono i faraoni offrire piccoli vasi colmi di miele a Ra, Amon e Osiride. Consumare il miele significava assimilare la forza vitale stessa del dio Sole. Inoltre, il miele era l’ingrediente base del Kyphi, il leggendario incenso sacro bruciato nei templi al tramonto per propiziare il viaggio notturno di Ra e scacciare gli spiriti maligni.

La Cera d’Api e il Trionfo sulle Tenebre

Se il miele rappresentava l’aspetto nutritivo e benefico del Sole, la cera d’api ne incarnava il potere protettivo e trasformativo. La cera ha una proprietà unica: è solida, ma se sottoposta al calore del fuoco si scioglie, sprigionando un profumo dolce e, se dotata di uno stoppino, produce luce. Per gli egizi, la cera era calore solare solidificato.

Nella magia esorcista, la cera d’api veniva utilizzata per creare statuine di demoni, nemici dello Stato o, più comunemente, del serpente Apofi, l’eterno nemico di Ra che ogni notte cercava di inghiottire la barca solare nel Duat. Durante i rituali descritti nel Libro di Apofi, i sacerdoti calpestavano queste statuine di cera, le lanciavano nel fuoco e le facevano sciogliere. Distruggere l’immagine di cera del demone significava privarlo di consistenza fisica grazie al potere distruttivo del calore di Ra, annientando il caos e garantendo il sorgere del sole il mattino successivo.

Il Ruolo nella Mummificazione e nell’Oltretomba

Il miele, grazie alle sue proprietà antibatteriche e idratanti, e la cera, grazie alla sua impermeabilità, erano fondamentali nel processo di mummificazione. La cera d’api veniva fusa e utilizzata per sigillare le bende di lino, coprire le orecchie, gli occhi, la bocca e le incisioni fatte dagli imbalsamatori sul corpo del defunto.

Nel famoso rituale dell’Apertura della Bocca, che restituiva i sensi al defunto per permettergli di vivere eternamente nell’aldilà, il sacerdote utilizzava strumenti sacri e sostanze che spesso includevano il miele, a simboleggiare che la vita eterna veniva infusa nuovamente attraverso le lacrime rigeneratrici di Ra.

Sviluppi e Altre Divinità collegate al Culto dell’Ape

Sebbene Ra rimanga la sorgente mitologica primaria dell’ape, l’insetto dorato incrociò la strada di altre importanti divinità del pantheon egizio, espandendo ulteriormente il suo potere simbolico come Neith, l‘antichissima dea della caccia, della guerra e della tessitura, Min il dio della fertilità e del vigore maschile e Osiride il dio dell’Oltretomba e della rinascita vegetale (li vedremo nella prossima puntata, quindi Sapienti…restate connessi!).

L’Eredità dell’Ape Solare

L’analisi del collegamento tra il dio Ra e le api ci rivela quanto la visione del mondo degli antichi egizi fosse profondamente legata alla natura, poetica e interconnessa. Un piccolo insetto, con il suo ronzio costante e la sua instancabile ricerca del nettare, non era considerato un semplice elemento della catena alimentare, ma un frammento mobile del Sole stesso, un messaggero divino incaricato di tessere la trama dell’ordine cosmico sulla terra.

Attraverso il mito delle lacrime di Ra, gli egizi nobilitarono l’apicoltura, trasformandola in un ufficio sacro. Ogni goccia di miele estratta dagli alveari di fango lungo il Nilo non era solo un nutrimento per il corpo, ma una comunione con la luce e la dolcezza del dio creatore; ogni candela o statuina di cera era un’arma di luce schierata contro le tenebre del caos. Ancora oggi, osservando un’ape dorata volare di fiore in fiore sotto la luce del sole, possiamo cogliere l’eco di quel mito millenario che vedeva in quella piccola creatura il pianto d’amore e di creazione del dio Ra.

A presto Sapienti.

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