Il filo diretto tra mitologia e api – L’Egitto – Le lacrime di Ra (parte 1)
Bentornati Sapienti. Come abbiamo già avuto modo di vedere, nel vasto e affascinante pantheon dell’antico Egitto, gli animali non erano semplici creature della terra, ma manifestazioni viventi del divino, simboli tangibili di forze cosmiche incomprensibili all’uomo. Tra tutte le creature che popolavano la valle del Nilo, tuttavia, ce n’è una che deteneva un privilegio unico: l’ape.
Per gli egizi l’ape possedeva un legame biologico e spirituale diretto con la divinità suprema del pantheon egizio: Ra, il dio del Sole. Secondo il mito, le api non furono create dalla terra o plasmate dal fango, ma nacquero direttamente dalle lacrime del dio creatore. Questo legame non solo ha influenzato la religione e i rituali magici della Valle del Nilo, ma ha anche gettato le fondamenta per una delle prime e più avanzate pratiche di apicoltura della storia umana, trasformando il miele e la cera in veri e propri elementi di connessione tra il mondo terreno e quello divino.

Il Mito della Creazione: Le Lacrime di Ra
Per comprendere la sacralità dell’ape in Egitto, è necessario scavare nelle profondità dei testi sacri, in particolare nel Papyrus Salt 825 (conservato al British Museum), un documento di fondamentale importanza risalente al Periodo Tardo che descrive i rituali magici e i miti d’origine.
Il testo recita una formula cosmogonica straordinaria:
“Il dio Ra pianse, e le lacrime che caddero dai suoi occhi toccarono terra e si trasformarono in api. L’ape si mise al lavoro, faticando tra i fiori di ogni pianta, e fu così che nacquero la cera e il miele dalle lacrime di Ra.”
Papyrus Salt 825
La Luce che si fa Sostanza
Questo mito non è una semplice storiella eziologica, ma racchiude una profonda verità teologica per gli egizi. L’occhio di Ra (Udjat) è il centro del suo potere, il veicolo della luce, della creazione ma anche della distruzione. Le lacrime del dio del Sole sono cariche di forza vitale pura (Ankh). Nel momento in cui la lacrima liquida (simbolo di acqua e sofferenza primordiale, ma anche di sollievo) tocca la terra secca e calda dell’Egitto, subisce una metamorfosi: si solidifica e prende il volo sotto forma di un insetto dorato. L’ape, dunque, è letteralmente un frammento di luce solare incarnato, una particella dorata che vola nel cielo proprio come il sole attraversa la volta celeste sulla sua barca sacra.
Il Simbolismo dell’Ape nel Contesto Solare
L’associazione tra l’ape (bit in lingua egizia) e il Sole si riflette in tre aspetti fondamentali della biologia dell’insetto, interpretati dagli egizi in chiave rigorosamente mistica. Prima di tutto il colore. Il corpo dell’ape, con le sue striature ambrate e nere, richiamava immediatamente l’alternanza tra la luce del giorno e le tenebre della notte, un tema centrale nel mito del viaggio notturno di Ra attraverso la Duat (l’oltretomba). Il miele stesso, con la sua consistenza viscosa, il suo colore e la sua lucentezza ambrata, era visto come “luce solare liquida”, una condensazione dell’energia benefica del dio. L’ordine cosmico: l’alveare egizio era il perfetto riflesso terrestre della Ma’at, il concetto cardinale di ordine, verità, giustizia e armonia cosmica che Ra difendeva ogni giorno contro il caos (Isfet). L’alveare opera senza sosta, ogni individuo conosce il proprio ruolo, lavora per il bene della comunità e risponde a un’autorità centrale. Agli occhi dei sacerdoti egizi, la perfetta organizzazione delle api era la prova vivente che l’ordine solare governava anche le creature più piccole. A proposito: anche i greci vedevano nell’alveare il simbolo dell’ordine cosmico e sociale (qui l’articolo su Aristotele che affronta proprio questo tema). Infine, la Rigenerazione e la Resurrezione. Le api sembrano scomparire durante i mesi invernali o i periodi di carestia, per poi riapparire in massa in primavera, in coincidenza con la fioritura e la rinascita della natura. Questo ciclo di morte apparente e resurrezione rispecchiava fedelmente il ciclo quotidiano di Ra, che muore a occidente ogni sera come Atum per poi rinascere all’alba a oriente come Khepri, il sole nascente.
L’Ape come Simbolo Politico: Il Titolo di Nisu-Bity
L’importanza dell’ape era talmente radicata da travalicare i confini della religione ed entrare direttamente nell’iconografia del potere regale. Fin dalle prime dinastie (circa 3000 a.C.), il faraone d’Egitto assumeva diversi titoli ufficiali al momento dell’ascesa al trono. Il più importante di questi era il nome di trono, introdotto dalla formula Nisu-Bity. Nisu è il papiro, cioè la rappresentazione dei territori del sud, che normalmente chiamiamo Alto Egitto e rappresenta la fertilità e la tradizione. Bity è l’ape, rappresenta l’Egitto settentrionale chiamato convenzionalmente anche Basso Egitto ed è collegata al delta del Nilo, la zona ricca di vegetazione dove l’ape poteva ottenere abbondanti raccolti.

Il Faraone come “Signore dell’Ape”
Scegliendo l’ape come simbolo del Basso Egitto, la monarchia egizia non faceva solo una scelta geografica, ma lanciava un preciso messaggio politico-religioso. Il faraone era l’intermediario tra Ra e gli uomini; governando come “Signore delle api”, si impegnava a guidare il popolo proprio come il “re” (gli egizi credevano che la regina fosse maschio) guidava l’alveare, mantenendo la Ma’at sul piano terreno. I geroglifici dell’ape compaiono così su templi, obelischi e cartigli reali per millenni, a testimonianza di una continuità simbolica incrollabile.

Il legame che connette il maestoso popolo egizio e le api è potentissimo e legato direttamente al padre degli dei del Nilo. Le api diventano rappresentazione diretta della luce e della divinità. Un legame indissolubile che ha accompagnato la civiltà egizia lungo tutto la sua lunghissima storia.
A presto Sapienti


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