Comunicazione tra api: i feromoni

Sai che le api parlano tra di loro?

Beh, forse “parlano” è un termine squisitamente umano e nell’immaginario comune questa azione è raffigurata da due persone che emettono suoni dalla bocca comunicandosi qualcosa. Le api, però, essendo insetti sociali che vivono in famiglie di molte migliaia di individui hanno la necessità di comunicare tra di loro e di scambiarsi informazioni di varia natura… e ci riescono benissimo anche senza parlare. Ma andiamo con ordine e diciamo che le api possiedono due diverse tipologie di linguaggio: il primo tipo, su cui ci concentreremo oggi, serve per la comunicazione tra le tre caste (regina, operaie e fuchi) presenti nell’alveare e tra le larve e le operaie; il secondo è, invece, utilizzato dalle sole operarie per comunicare alle sorelle dove trovare fiori da bottinare e non solo.

La “chimica” tra api

Il linguaggio tra regina, operaie, fuchi e covata avviene attraverso i feromoni ossia delle sostanze chimiche prodotte ed emesse da un qualsiasi organismo che generano una risposta da parte di un conspecifico.

Nel mondo apistico, il più conosciuto è sicuramente il feromone reale prodotto dall’ape regina. È il segnale che indica a tutte le api di un alveare la presenza stessa della regina; potremmo tradurlo come “La regina c’è e sta bene”. Se questo segnale dovesse venir meno all’intero alveare arriverebbe questo messaggio “La regina è morta, bisogna farne una nuova” e le operaie si prodigherebbero a costruire delle celle reali in cui far crescere una nuova matriarca. Questo feromone è stato largamente studiato e prodotto sinteticamente tanto che viene utilizzato in apicoltura per impedire a famiglie orfani di produrre nuove regine o durante il recupero di sciami (per evitarne la fuga).

Anche operaie, fuchi e covata producono feromoni ognuno dei quali è funzionale al ruolo che un determinato soggetto svolge all’interno della famiglia.

Ad esempio le operaie possiedono il feromone di allarme, utile contro eventuali minacce esterne, o il feromone di Nasonov, un marcatore che, tra gli altri scopi, è utile a individuare l’ingresso del proprio alveare. La ghiandola che produce quest’ultimo si trova alla fine dell’addome e, infatti, capita spesso di vedere sul predellino dell’arnia, o quando si apre un alveare, alcune api con l’addome volto all’insù e la sua parte finale rivolta verso il basso: questo comportamento consenti il rilascio di un messaggio traducibile come “Questa è casa nostra” (se, ad esempio, ho appena effettuato un travaso) oppure, rivolgendosi alle api che stanno tornando dal bottinamento, “Questo è l’ingresso di casa”.

Dal canto loro, i fuchi producono un feromone utile ad attirare gli altri fuchi in volo durante i voli di accoppiamento.

Infine, anche la covata produce dei feromoni. Essi fanno capire alle operarie nutrici la quantità di larve presenti, la loro età e, di conseguenza, le loro esigenze nutrizionali ma indica anche il momento giusto di opercolatura della cella. Hanno anche funzione aggregante per l’intera famiglia e inibitoria nei confronti delle ovaie delle api operaie.

Conclusioni

In definitiva possiamo dire che ogni ape, solo con la “chimica”, riesce a veicolare tantissimi messaggi e a farsi capire comprendere benissimo all’interno dell’alveare

Se hai dubbi, domande o vorresti approfondire qualcuno degli argomenti trattati, contattaci e saremo lieti di rispondere.

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