Il filo diretto tra mitologia e api – La Grecia – Zeus

Nel tempo e nello spazio culture maestose sono nate e scomparse, spesso disperdendosi e confluendo in altre colture a volte spazzate via dagli eventi. Ognuno di queste culture possedeva una sua mitologia. La mitologia spiegava le leggi della natura e i rapporti di forza nel mondo fenomenico che sfuggivano alla comprensione dell’epoca. Il fulmine era un prodigio divino che apparteneva a Zeus, Thor, Giove, Raijin, Indra e molti altri a seconda delle mitologie di appartenenza. Tutto ciò che stupiva gli uomini assumeva una connotazione mitica. L’ape, prodigioso animale capace di fornire un prodotto tanto dolce e così operosa, ha suscitato fascino e mistero al punto da diventare animale sacro o protetto dagli dei un po’ ovunque. Così mentre la cultura mondiale avanzava, il ronzio delle api diventava la lingua del divino.

Il fascino per l’ape attraversa ogni cultura del Mediterraneo e oltre. Nella mitologia greca, ad esempio, le api sono strettamente legate a Zeus, il padre di tutti gli dei greci. Figlio di Crono e Rea dovette sfuggire dal padre che cercava di ucciderlo. Crono era il capo dei Titani e aveva detronizzato suo padre Urano. Dopo aver preso il potere, ricevette una profezia: uno dei suoi figli lo avrebbe rovesciato, proprio come lui aveva fatto con suo padre. Crono per scongiurare la profezia mangiò tutti suoi figli tranne Zeus che venne sostituito con un masso dalla madre al momento del parto. Il piccolo Zeus venne nascosto dalla madre nella grotta di Ditte a Creta e crebbe nutrito dalle ninfe Melisse che davano al piccolo dio il miele delle api che vivevano nei pressi della grotta e latte della capra Amaltea. Il mito narra che le api della grotta fossero creature speciali, dotate di un colore bronzeo, che producevano instancabilmente il nutrimento necessario a rendere Zeus invincibile.

Nutrito col miele, protetto in un antro dell’Ida e salvato dalle terribili fauci del padre divoratore di prole, egli scampò, grazie all’attività benefica e industriosa delle api, ad un pericolo quale non si può credere o supporre maggiore.

Una volta cresciuto, Zeus avvelena il padre per fargli vomitare i fratelli che aveva divorato. Questi, una volta liberati, si uniscono ed insieme danno vita ad uno degli scontri più affascinanti dell’intera mitologia greca noto come titanomachia. Gli dei dell’Olimpo si alleano con i ciclopi e sfidano Crono che li fronteggia affiancato ai titani. Alla fine Zeus and Co. vincono la guerra e si prendono l’Olimpo.

Zeus ringrazia le api che lo hanno nutrito, una volta salito al trono, donando loro il colore dell’oro, la loro forza e la capacità di riprodursi per partenogenesi (secondo la credenza antica), rendendole simboli di castità e dedizione, rendendole animali sacri. Il miele è perciò per i greci cibo divino, quasi immortale. Le api diventano quindi creature sacre che alimentano il re degli dèi.

Le Melisse non sono solo nutrici del giovane Zeus, ma simboleggiano nella cultura greca l’introduzione della dieta civilizzata. Prima del miele e dell’agricoltura, l’uomo viveva in uno stato selvaggio nutrendosi di ciò che trovava nell’ambiente. Il miele, che non richiede cottura ma è già “elaborato” dalle api e che deve essere raccolto dai favi, rappresenta il passaggio dallo stato selvaggio alla cultura e alla civiltà agricola. Per questo motivo, le api sono spesso associate a Demetra, dea delle messi e dei raccolti, e alle sue sacerdotesse, chiamate esse stesse Melisse.

Da qui nasce l’idea dell’ape come “nutrice del divino”. Ma non è tutto: le api erano associate alle Muse. Per i greci le api erano considerate messaggere delle Muse, dee delle arti, della sapienza e delle scienze. L’associazione delle api con la creatività e l’ispirazione artistica riflette la loro centralità nella cultura greca.

I miti e le storie che incrociano le vite degli dei con quella delle api non finisce certo qui, Ci sarebbe da raccontare di come Aristeo, primo apicoltore della storia, lega il destino delle api a quello di Euridice, o delle Thrie, ninfe alate metà donna e metà ape, o di come l’ape fosse una metafora dell’anima (Psyche) ma ne parleremo nel prossimo articolo.

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