Von Berlepsch Vs Langstroth – Gli inventori dell’apicoltura moderna

Quasi ognuno di noi ha visto passeggiando per le campagne o lungo le strade, almeno una volta nella vita, quella cassa colorata che ospita le api. Quella scatola si chiama arnia e all’interno vi è una famiglia di api. Per noi uomini e donne moderne del XXI secolo sono la normalità quando pensiamo agli apicoltori. Eppure, pur essendo l’apicoltura probabilmente la zootecnia più antica con la quale l’uomo si è confrontato, le arnie sono un’invenzione recente, molto recente. Un avanzamento tecnologico risalente alla metà del XIX secolo. Può sembra molto tempo ma l’uomo alleva le api da oltre 5.000 anni. Fino alla metà del’1.800 l’apicoltura ha fatto affidamento a tutt’altre soluzioni figlie dei materiali e delle conoscenze che avevano a disposizione. Le api erano allevate in cesti o tronchi cavi (in Italia si venivano usati principalmente tronchi cavi che prendevano il nome bugni rustici o arnie villiche) senza possibilità di fare alcunché precludendo anche il piacere dell’osservazione e quindi della conoscenza. Le “case” del passato non permettevano di osservare al loro interno né tantomeno di asportare i singoli favi di miele. La perdita non era, quindi, solo cognitiva: per estrarre il miele le api dovevano essere uccise alla fine della stagione e i favi pieni di miele essere poi torchiati per estrarre il dolce contenuto. Questa tecnica è sempre stata la sola ed unica utilizzata in ogni parte del mondo dove si era soliti praticare l’apicoltura fin dalla sua nascita. Fino ad un momento che cambia tutto.

Bestiario di Aberdeen. Le api per millenni sono state allevate in tronchi cavi o cesti.

Sulla scena mondiale, dopo millenni di stasi e nello stesso momento, compaiono due persone. Una viene dalla Germania, l’altra dagli Stati Uniti. Uno è un nobile, nato nel 1815 ed appartenente alla classe ricca dell’Europa, ha tempo e risorse da vendere. L’altro è un pastore protestante cinque anni più grande del primo ed è uno studioso, laureato in teologia alla Yale, appassionato di insetti. Due continenti differenti, due estrazioni sociali opposte ma con una passione in comune. Germania conservatrice contro i neonati Stati Uniti.

Questa è la storia del barone August Sittich Eugen Heinrich von Berlepsch e del suo antagonista, il reverendo Lorenzo Lorraine Langstroth. Gli inventori dell’apicoltura moderna!

Il barone Von Berlepsch vs Langhstroth: i padri dell’apicoltura moderna.

Senza sapere l’uno dell’altro questi due uomini, apicoltori ed affascinati dalle api, riflettono sul grande limite dato da quel tipo di allevamento. Si rendono conto che l’apicidio è un enorme spreco di risorse e, forse, che non è nemmeno tanto rispettoso della natura,. I tronchi cavi e le ceste non gli consentono di fare niente se non aspettare la fine del raccolto per raccogliere il miele. Non possono controllare lo stato di salute delle loro famiglie d’api, non hanno controllo sulla sciamatura ma soprattutto hanno gande difficoltà nell’osservare la vita segreta delle api nel buio del nido. Vogliono trovare un metodo per non uccidere le famiglie e che gli consenta anche di osservare la vita quotidiana dell’alveare. Si ingegnano alla ricerca di qualcosa che gli consentisse di guardare il mistero che si cela tra i favi. Pensano a come guardare senza perturbare l’operosità di regine ed operaie. I bugni rustici e le arnie villiche sono nell’800 la regola sia nell’America Settentrionale che in Europa. Cesti o tronchi con un’apertura che consente alle api entrare ed uscire e che poi vengono aperti al momento del raccolto sono lo standard. E fanno un’invenzione che avrebbe rivoluzionato l’apicoltura mondiale. In questo scontro fra due mondi opposti, clero e nobiltà, va in atto una sfida fra due modi al tempo stesso simili ma profondamente diversi di concepire l’apicoltura.

Il barone von Berlepsch inventa una scatola in legno a base rettangolare al cui interno vengono poggiato telai mobili che si estraggono dal retro mediante un’apertura posta sulla faccia posteriore che nel tempo passerà alla storia come “arnia tedesca”. Su ogni telaio viene fatto costruire alle api un favo. Nei climi rigidi dell’Europa continentale l’estrazione dal retro consente il controllo degli alveari anche quando le arnie sono incastonate nei muri degli edifici.

Langhstroth concepisce la sua “scatola” con la medesima base rettangolare ma con i favi che si estraggono dall’alto, e il suo modello passerà alla storia come “ arnia americana”, più comoda quando gli alveari sono posti all’aperto non costringendo gli apicoltori ad abbassarsi o a posizionarle in alto.

La grande rivoluzione, epocale, consente a questi due innovatori di visitare le colonie di api in qualsiasi momento dell’anno e controllare stato di salute, popolosità, miele, covata, regina. Insomma, si accendono le luci sulla quotidianità delle api. Da questo momento tutti gli apicoltori possono controllare lo sviluppo delle colonie e gestire in maniera accurata ogni esigenza sia delle api che dell’apicoltore senza più uccidere le famiglie. La rivoluzione è semplice ma epocale: all’interno di un’arnia i telai riproducono la disposizione naturale dei favi così come sono costruiti in natura ed essendo mobili, appoggiati sulla parte superiore dell’arnia, possono essere sfilati singolarmente. Ogni telaio è un favo, ogni arnia un nido completo. Con l’avvento dell’arnia diventa possibile osservare, spostare, prelevare e sostituire favi, operaie e regine. Si passa dall’apicidio all’apicoltura razionale. Nel giro di pochi anni le arnie si diffondono e sostituiscono i bugni rustici e le arnie villiche in tutto il mondo. L’apicidio lentamente viene abbandonato e le produzioni migliorano. In ogni parte del mondo le due scuole, quella tedesca e quella americana, vengono recepite e personalizzate e declinate in decine di varianti in funzione della sottospecie e del clima.

Grazie all’invenzione delle arnie razionali abbiamo il privilegio di osservare le api nel loro lavoro instancabile.

Il XX secolo alla fine decreterà il vincitore. In questo scontro ideologico avrà la meglio quasi ovunque nel mondo Langhstroth con la sua arnia americana, per la maggiore facilità e comodità di utilizzo. Se oggi possiamo ammirare gli apicoltori concentrati ad osservare una regina o valutare la compattezza della covata o ammirare un telaio pieno di miele lo dobbiamo a questi due innovatori. I progenitori delle arnie che noi oggi quasi ovunque utilizziamo con le nostre api. Gli inventori dell’apicoltura moderna!

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